19 novembre 2009

APRIL COMES IN JUNE


"Navigare sull'onda di un corpo che trascende il corpo, evadere le circoscrizioni vitali che ci rinchiudono nell'attimo.Vagare ad occhi chiusi sull'onda di un io che non esiste ma a cui si aspira." (April Comes In June)



È incredibile come il sottobosco romagnolo sforni di continuo band eccellenti.

Gli April Comes In June ne escono sottovoce, incollandosi nel mio spazio personale come una delle migliori formazioni nate nel 2009.
Michele, Andrea, Mattia. Tre nomi qualsiasi, anche piuttosto comuni. Me li ritrovo per caso in rete con tre pezzi ed è una sorpresa che mi fa buttare giù le prime immediate sensazioni nate durante l’ascolto. Perché gli April Comes In June più che una band sembrano una sensazione passeggera, qualcosa che ti attraversa lentamente e si insedia sottopelle, qualcosa che attira l’attenzione e ti fa fermare, interrompere, ragionare, sorprendere di esserti trovato in mezzo quando ormai è troppo tardi.

Fuori piove e c’è la nebbia. Un uomo col cappotto scuro esce di casa, cammina a testa bassa, è solo, stringe le mani affondate nelle tasche. Ha l’aria di nascondere qualcosa, un segreto, forse un ricordo.
"Everyone in gone" è un pezzo perfetto. Come è perfetta la malinconia quando vuoi solo chiudere la porta e lasciarti attraversare dagli eventi.
Everyone is gone non parla di un uomo col cappotto scuro, ma l’immagine personale che mi scuote è la stessa che ho descritto. L’invadenza di un suono vagamente alla Death Cab For Cutie che sussurrato ti circonda e ti trasporta a tentoni tra la nebbia di una città deserta. Dove non puoi fare a meno di voltare le spalle per scrutare il nulla dopo ogni passo.

"Rainy conutry" è l’istante in cui hai appena lasciato la ragazza e non sai ancora come ti senti. L’inverno appanna il vetro della finestra e avvolge il titolo, la voce sussurrata, il suono che in alcuni punti porta alla mente le atmosfere nordiche dei Sigur Ros. Le note si staccano come gocce d’acqua da un pezzo di ghiaccio quasi senza fare rumore. Un risveglio leggero dopo aver sognato la primavera, per accorgerti che fuori di casa il cielo è ancora completamente grigio scuro.

Nella parte iniziale di "Is life Under The Sun Not Just A Dream" c’è qualcosa che mi ricorda gli Elliott, giusto il tempo di rendermene conto e tutto cambia improvvisamente. La voglia di emergere sottovoce si alza in piedi per brillare di un’improvvisa energia strumentale.
Tutto e subito. Ecco quello che voglio. Salgo in cima alla montagna e guardo ogni cosa dall’alto, nell’occhio del ciclone, dove tutto torna improvvisamente calmo e fermo.

In fondo, le nuvole sono solo navi sbattute dal vento. In attesa della prossima tempesta.

Adieu.
checco

17 novembre 2009

I BLOG DEL MONDO FANNO MUSICA

"La musica è essenzialmente inutile, come la vita." (George Santayana)




Ho scoperto su Polaroid di un progetto musicale internazionale molto interessante di cui non sapevo l’esistenza.
Si chiama MAP - Map Music Alliance.
34 blog (per ora, ma aumenteranno) di tutto il mondo ogni mese selezionano una band emergente della propria nazione, scelgono una canzone e si scambiano gli mp3 componendo una playlist che postano lo stesso giorno sui rispettivi blog.

QUI si può scaricare la playlist di Novembre (anche tutta in blocco)

L’Italia è rappresentata appunto da Polaroid - un blog alla radio e questo mese la band scelta sono gli Annie Hall


Adieu.
checco

13 novembre 2009

COMIC MARS #3

Come ogni mese, ricevo e pubblico la striscia fumettara di Mars.
Oggi è tempo di "Gioco di sguardi (all'uni)!"





Clicca sull'immagine per ingrandire.
Leggi il fumetto del mese scorso QUI.


Adieu.
checco

09 novembre 2009

I DIARI SULLA CORTINA DI FERRO .documentario.

Se dovete sparare, fate in modo che la persona in questione non vada via ma rimanga con noi. (Erich Mielke)




Il 9 novembre del 1989 io avevo otto anni e l’unico muro che mi ricordo è quello che costruivo con i Lego.

Oggi sono passati vent’anni e scrivere un post sulla caduta del Muro sembra quasi d’obbligo. In realtà preferisco consigliare The Iron Curtain Diaries 1989-2009 un documentario visibile on line dove vengono raccontati vent'anni di storia tramite interviste-video, fotografie, contenuti audio e illustrazioni.

Il progetto è il frutto del lavoro di quattro realtà editoriali, l'agenzia giornalistica PeaceReporter, il regista Matteo Scanni, l’editore di fumetti BeccoGiallo e l'agenzia fotografica Prospekt, che si sono messe letteralmente in strada per raccontare la storia.
Due equipaggi muniti di telecamera, macchina fotografica, recorder e tavole da disegno si sono dati appuntamento a Berlino, e da qui sono partiti in direzioni opposte: il primo, diretto a nord, ha viaggiato in Germania, Polonia, Estonia, Lettonia, Litania e Russia, mentre il secondo, diretto a sud, ha toccato Repubblica Ceca, Ungheria, Romania e Bulgaria.

Il web documentario è fatto veramente bene ed è disponibile QUI con tutti i mini-filmati sottotitolati.

Inoltre, sempre stasera, Bonsai Tv (media partner per ltalia del progetto) trasmetterà in esclusiva televisiva a partire dalle ore 22,40 tutte le video-storie contenute in The Iron Curtain Diaries 1989-2009, sottotitolate in italiano.

Buona visione.

Adieu.
checco


05 novembre 2009

FESTIVAL DEL CINEMA SLOVACCO

"La televisione crea l'oblio, il cinema ha sempre creato dei ricordi" (Jean-Luc Godard)





Un po' all'ultimo secondo ma vabè.

Oggi e domani a Forlì ci sarà il festival del cinema slovacco “L'uomo in conflitto”, che consiste nella proiezione di film in occasione dell'anniversario della Rivoluzione di Velluto in Cecoslovacchia.
È una bella idea, c'è di mezzo l'università, le ambasciate, i film e una doppia scoperta: da un lato il racconto di alcuni dei momenti storici più importanti della Slovacchia e dall’altro la scoperta di registi e correnti cinematografiche che per vari motivi non sono arrivati in Italia.

5 e 6 novembre 2009
Sala Gandolfi - Palazzo Mangelli
C.so Diaz 45 a Forlì


PROGRAMMA


giovedi 5 novembre 2009

14:30 – 15:00 saluti istituzionali (Sala Gandolfi, Palazzo Mangelli, Cso Diaz 45)
15:00 – 16:00 breve introduzione sul cinema slovacco contemporaneo e incontro con M. Luther, regista slovacco, e con P. Michalovic, esperta di cinema slovacco (Sala Gandolfi, Palazzo Mangelli, Cso Diaz 45)
16:00 – 19:00 M. Luther: An Escape to Budapest (2002-2006, 138 min., col., con sottotitoli in inglese, MIREES, Facoltà di Scienze Politiche, Via G. Della Torre 1/Via P. Laziosi 15)
17:00 – 19:00 P. Bielik: Capitano Dabac (1959, 106 min., bn., con sottotitoli in italiano - Sala
Gandolfi, Palazzo Mangelli, Cso Diaz 45)
19:00 – 21:00 D. Hanák: Le teste di carta (1996, 96 min., col., con sottotitoli in italiano - Sala
Gandolfi, Palazzo Mangelli, Cso Diaz 45)


6 novembre 2009 (venerdì)

11:00 – 12: 00 conferenza “Cinema slovacco dopo la Rivoluzione di velluto ´89” (Tiziana D´Amico, Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”) - SITLEC (Cso Diaz 64, Sala Affrescata)
15:00 – 17:00 P. Solan: Il pugile e la morte (1962, 102 min., bn., con sottotitoli in italiano -
Sala Gandolfi, Palazzo Mangelli, Cso Diaz 45)
17:00 – 19:00 M. Luther: Passaggio sul Danubio (1989, 89 min., col., con sottotitoli in
italiano -Sala Gandolfi, Palazzo Mangelli, Cso Diaz 45)
19:00 – 21:00 M. Šulík: La Città del Sole oppure gli eroi della classe operaia (2005, 95 min., col., con sottotitoli in italiano - Sala Gandolfi, Palazzo Mangelli, Cso Diaz 45)


Tutte le proiezioni saranno seguite da una discussione sul film.

QUI il .pdf con le trame dei film e il programma!

Ah, la foto in alto non c'entra niente, è Truffaut. Però mi piaceva.


Adieu.
checco


01 novembre 2009

PORTAMI A BERE DALLE POZZANGHERE


"Trasformiamo questa città in un'altra cazzo di città" (Vasco Brondi)





Vasco Rossi è come la Juve, o lo ami o lo odi, non ci sono alternative.
Vasco Brondi invece è come il Chievo, nessuno odia il Chievo dai, sta simpatico a tutti.

E mentre il vecchio Vasco continua rinforzare i confini tra chi lo ama e chi lo odia ridicol-italianizzando pezzi di storia del rock, l’altro Vasco (quello BRAVO a suonare) decide di chiudere il suo blog e trasferirlo su carta.

Insomma il nostro Vasco Brondi ferrarese, che con Le Luci Della Centrale Elettrica ha convinto tutti, ha fatto uscire un libro che raccoglie tutti i pensieri usciti negli ultimi due anni dal suo blog. Si chiama Cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero (Baldini Castoldi Dalai, 2009) e secondo me ci sta.
Lui lo spiega così:

“questo blog è definitivamente finito qui dentro. si chiude qui e non ci sono saracinesche. dopo mesi che non scrivevo, che scrivevo su dei pezzi di carta di qualsiasi tipo perchè ero in giro, poche frasi dispari, per portare in giro questa specie di circo che ogni tanto mi sento. mentre ascolto uno strano live di Antony and the Johnsons di qualche anno fa, in un piccolo locale per travestiti di new york, che qualche anno fa probabilmente non mi sarebbe neanche piaciuto. Ho riletto quello che ho scritto in quasi due anni, come salutarsi dagli specchi distrutti, ne ho riscritto delle parti, ho aggiunto dei mesi, mesi inediti, buttato via dei giorni. il tredici ottobre un giorno qualsiasi che dovrebbe essere un martedì dovrebbe arrivare nelle librerie. e tu mi dici che ci sono delle offerte incredibili per i voli che partono a mezzanotte e mezza ma mi sa che non faremo in tempo a partire.”

Certo, se conosci già Le Luci, chetelodicoafare.
Altrimenti puoi partire da QUI e ancora meglio puoi andare qui:

Martedì 3 novembre
Melbookstore a Ferrara.
ore 17.30


Credo ci sia ancora gente che non conosce il Vasco bravo. E questo è un male.


Adieu.
checco