28 aprile 2009

IL MOROZ E GLI DEI CHE VOLEVA DISTRUGGERE



"Il fidanzato di Sandra, il protagonista di questa storia, si chiamava Daniel Drum. Ed era un supereroe.” (Gianluca Morozzi)






Detto da lui, Gianluca Morozzi per trentanni non ha fatto niente di importante, poi ha cominciato a scrivere seriamente. Dico seriamente perchè chi scrive lo fa da quando ne è capace e deve solo trovare il modo per incanalare il proprio lavoro. Beh, il Moroz ci ha messo 30 anni poi è esploso letteralmente. La cosa che mi piace di lui è che lo considero un amico senza averlo mai visto.
E' strano.
Poi lui dice che la mattina dorme, il pomeriggio scrive e la sera esce a bere, suonare le cover di Bob Dylan col suo gruppo e importunare ragazze.
Come si fa a non invidiarlo, dico io.
Il suo ultimo libro è Colui che gli dei vogliono distruggere e dentro c'è musica, fumetto, supereroi, passaggi tra mondi paralleli, storie d'amore incasinate e Bologna.
Leggetelo. E' veramente bravo.

Ah, io gli ho fatto anche 5 domande e lui mi ha dato 5 risposte. Eccole:


1) Il tuo ultimo lavoro si intitola “Colui che gli dei vogliono distruggere”, puoi dirci come ti è venuta l’idea? Sembra una battuta, ma... l'idea è nata nell'intervallo di un Bologna-Cagliari invernale, giocato in notturna. Sono entrato nei bagni della curva, e ne sono uscito con l'idea di questo romanzo. Davvero. Probabilmente i bagni pubblici contengono dei varchi per altri universi. Altrimenti non si spiega.


2) Molti leggono i libri di Gianluca Morozzi, ma il Moroz cosa/chi legge?
Tante cose. Paolo Nori. Cristiano Cavina. Massimo Carlotto. Philip Roth. Chuck Palahniuk. Alan Moore... e molto fumetti.


3) Ti ricordi quando per la prima volta ti sei detto “farò lo scrittore”? Cosa consigli a chi vuole tentare la tortuosa strada dello scrivere?
Me lo sono detto per la prima volta a dodici anni, dopo aver letto la biografia di Isaac Asimov. Dare consigli è sempre complicato, ma intanto di leggere molto e di leggere soprattutto i contemporanei, giusto per avere un'idea di cosa si scrive nel 2009 e non solo di cosa si scriveva nella Russia del 1800. Tenersi informati su quel che accade nell'ambiente editoriale e letterario. Andare a qualche presentazione di libri. Non vergognarsi di copiare altri autori, all'inizio: copiando e copiando, lo stile personale verrà fuori. E avere molta pazienza, e molta tenacia.


4) Il tuo modo di scrivere è semplice e vicino al lettore, racconti storie ed episodi che potremmo vivere tutti, in più suoni in un gruppo rock, non manchi mai di ricordare la tua passione per lo stadio e il Bologna, usi myspace e facebook in prima persona e rispondi a tutti i tuoi fan! Insomma l’immagine dello scrittore serio e intellettuale chiuso dietro una scrivania non ti appartiene, la formula vincente è quindi essere veramente sé stessi?
Lo scrittore serio e intellettuale chiuso dietro una scrivania, o è un genio (come potrebbe essere Philip Roth) o trova pochi spunti su cui scrivere, mi sa, limitato com'è nel suo piccolo mondo. Oltre a conoscere pochissime ragazze, e ad avere una scarsa vita sociale. Ciò che scrivo, la mia creatività, si alimenta anche con i concerti che vedo, le partite allo stadio, e le strane fanciulle con cui ho spesso a che fare...


5) Sulle nostre pagine cerchiamo sempre di pubblicare scritti, fumetti e recensioni di band emergenti. Cosa ne pensi delle fanzine e blog in generale? Pubblicare e distribuire gratuitamente un giornaletto stampato e piegato a mano può essere uno sforzo inutile oggi?
No, è utilissimo! Bisogna informare in qualunque maniera la gente, bisogna far sapere che esiste qualcosa oltre a ciò che appare in tv, sui giornali, nelle radio nazionali... andrebbe bene anche scriverlo sui muri, per me!





Adieu.
checco

53 MORTI ALLA BOLOGNINA

Toru Watanabe, (che poi è uno pseudonimo) è nato ad Aoyama nel 1985, è laureato all'università Tōdai di Tokyo in Sociologia e ora studia DAMS Cinema all'università di Bologna e scrive distratto di questa nuova città.

E questo è un suo racconto breve.


Certe volte Bologna è tanto noiosa da riuscire a toglierti il sonno. Ti costringe a non spegnere mai la lampada sul comodino con il bastardo fine d’illuminare la tua solitudine. Sei costretto a rimandare più e più volte il pensiero di alzare quelle coperte che ti coprono le ginocchia, perché sembrano volerti qui. Ti costringe a farti più volte la stessa domanda, tanto da mandare in agitazione il tuo cervello che, spiazzato, non cessa di pensare. Sei costretto ad uscire. Ti costringe a scappare, quasi corri lungo le scale.
Solo il rumore del portone che si chiude dietro di te ti libera da questa alchimia di pensieri, è il segnale acustico per la tua attivazione, senza questo saresti automaticamente catapultato sotto quelle coperte che ti chiedevano di restare, schiavo delle proiezioni della tua mente. Questa volta l’hai sentito quel clock, quella chiusura, tutta la nuova gamma di freschezza di pensieri offerti dallo spazio esterno, fino al più stupido gatto in amore. E’ una rivincita camminare sul dorso sporco di questa città sgualdrina, che ti costringeva nel tuo letto non certo per amarti.
” Basteranno queste monete in questa tasca per un pacchetto di sigarette? Magari se trovo qualcosa di aperto anche un sambuca con la mosca…”
Eccolo il primo pensiero, le prime esigenze. Quanti di questi poi ti seguiranno ancora lungo via di Corticella, quanti nuovi stimoli come le quattro frecce di un taxi in doppia fila, risate che vengono dalla finestra di questo condominio, sonnambuli chiassosi ed aeroplani che ti passano sopra la testa. Regaleranno inizio, interruzione e fine, al nastro dei tuoi pensieri.
Sei in Piazza dell’Unità e niente di tutto questo è successo. La tua ansia sale, lo senti, stai per riaprire gli occhi in camera tua. Non vuoi tornare indietro, perché non sono passate macchine, perché c’è silenzio, perché tutto è spento, perché non tira aria? Alzi la testa, lampi nel cielo, lampi nella notte come non ne hai mai visti.
“Ma non fanno rumore...”
La sigaretta ti scivola dalla bocca, e non ricordi neanche di averla accesa. Chiudi gli occhi per riaprirli nella tua stanza, ormai lo sai.
Noti i primi corpi sdraiati a terra. Attraversi la strada girando lo sguardo più e più volte, per vedere qualcuno che si reggesse sulle su gambe, un tram, una persona viva. Sei sul campo da Basket, dove i più sono concentrati, dove il sangue si mischia prendendo quel colore insostenibile allo sguardo. Sdraiati in Piazza dell’Unità, c’erano 53 morti, tutti ammazzati.
Ora ti devi sedere, e portare le ginocchia al cuore. Poi chiudi per un attimo gli occhi. Ascolta.Quando li riapro mi rendo conto che dal primo cadavere, ero come sospeso, era come se non pensassi, era come nel mio letto da solo. E adesso sono in questa panchina per badanti. Un suono, un suono che si avvicina questo mi ha fatto svegliare dall’essere sospeso. E’ una bicicletta, è qualcosa di concreto, proprio ora che vorrei svegliarmi a casa.
”Beppe..””Questi c’erano anche prima, quando son passato. Ti stavo per venire a suonare, qua in giro non c'è anima viva".




SYBIANN intervista


"Il background dei SybiAnn parte dai Velvet Underground, snodandosi verso il dadaismo No Wave e riprendendo forma e groove, caratteristiche del Punk Funk e della World Music, senza chiaramente disdegnare il lato più freddo e oscuro del post-punk europeo" (C.B.N.)






Chitarra, voce, basso, batteria e tastiere. Un suono acerbo, minimale, molto contaminato e per fortuna non facilmente inquadrabile in una vera e propria identità musicale. I generi ai quali i SybiAnn fanno riferimento sono: no wave, post-punk e shoegaze. La concezione di un suono di origine chiaramente punk, metropolitano, ma non certo politicamente agguerrito, qualcosa di più introverso, cupo, stonato e certamente passionale dal punto di vista tecnico-sonoro, intervallato da esplosioni di noise e feedback.


Questo è quello che sono i SybiAnn su lastfm.it, ma appena contattati hoscoperto molte novità e i quattro ragazzi romagnoli (3 m + 1 f) sono in mezzo a una ristrutturazione dei loro pezzi alla ricerca di un suono che li caratterizzi al meglio.


INTERVISTA:

1) Un anno fa avete iniziato a farvi conoscere col nome di SybiAnn mentre ora siete appena passati a C.B.N. Potete spiegare i motivi di questa scelta? Cosa c’è dietro al significato dei due nomi?
SybiAnn è un nome composto dalle parole Sybian e Ann. Il primo è un oggetto di autoerotismo femminile ed il secondo è un nome di donna. SybiAnn doveva e voleva essere unicamente un nome politicamente scorretto, scomodo e provocante. Immaginatevi un presentatore radiofonico che dice “Ecco a voi, i vibratori!”, mi farebbe sorridere pensando anche ai volti di chi in quel momento sta ascoltando la trasmissione radio.Detto questo aggiungo che però, messa da parte la provocazione, a noi non interessano le tematiche sessuali, ed il nome SybiAnn ci sembrava un po’ troppo esplicito e diretto così lo abbiamo tramutato in C.B.N. che grossomodo possiede la stessa pronuncia e che ci fa “giocare” fantasticando sul significato che potrebbe avere la combinazione di queste tre lettere. Provate anche voi a darci un significato!



2) Mi piacerebbe conoscere la vostra storia musicale personale, come vi siete riuniti, quale idea vi ha fatto mettere insieme?
Sicuramente la voglia di suonare e di portare avanti idee musicali ed artistiche hanno reso possibile la nascita e la crescita del progetto C.B.N. Io (Gianluca) e Nicola (Rospo) venivamo da un’altra esperienza musicale che si era ormai esaurita, ed entrambi sentivamo l’esperienza di esplorare nuove sonorità. Contattai Nico (Nicola Rosetti) proponendogli di suonare la batteria nel progetto e ci incontrammo per un paio di prove dove buttammo giù i pezzi. Successivamente, per dare maggiori tonalità cromatiche alla band, coinvolgemmo Lara alle tastiere.




3) Ascoltando i vostri pezzi su LAST.FM mi sembrano il preludio di un album per l’intensità e la maturità dei suoni. C’è l’idea in cantiere?
Premetto: le canzoni che si possono ascoltare online sono estratte da un demo che oramai, tranne che per l’intensità e la ricerca sonora, non ci rispecchia più, ma che come tu accennavi è stato il preludio di un lavoro in continua evoluzione che ora stiamo concretizzando: abbiamo infatti appena terminato le registrazioni del primo vero e proprio nostro EP.



4) Oltre ai riferimenti sonori a nomi del calibro di Jesus and Mary Chain o My Bloody Valentine quali band vi hanno influenzato maggiormente? E quali ascoltate ora? Anche italiane o della “zona”?
Diciamo che il background dei C.B.N. si basa decisamente sul concetto artistico musicale e sulle sonorità partorite inizialmente da una sola città: New York. Parte dai Velvet Underground, snodandosi verso il dadaismo No Wave e riprendendo forma e groove, caratteristiche del Punk Funk e della World Music, senza chiaramente disdegnare il lato più freddo e oscuro del post-punk europeo. Non seguiamo tanto la musica italiana, soprattutto quella odierna. Io personalmente la vedo priva di carattere, senza coraggio; schiava delle radio e imbrigliata in meccanismi prettamente “italiani”. Nonostante questo è impossibile negare che esistano piccole realtà, personaggi o band che se ne fregano e che suonano e portano avanti progetti alimentati unicamente da un cuore enorme e dalla voglia di esprimere la propria arte senza compromessi alcuni.




Nicola Rosetti
Nicola Bustacchini
Lara Zambelli
Gianluca Gabellini


QUI il video Mindnoise

Adieu.
checco

QUANDO TUTTO DIVENTO' BLU



Alessandro Baronciani è un giovane illustratore e fumettista (e musicista!) che lavora a Milano e Pesaro. Il suo ultimo lavoro si intitola Quando tutto diventò blu (Black velvet, 2009) e come si può immaginare dal titolo, è un libro a fumetti dove il nero viene sostituito dal Blu.


Tramite uno stile semplice, ma di notevole sensibilità, vengono descritti gli stati emotivi di una ragazza attraverso la scoperta e la consapevolezza di essere fragile di fronte alla propria malattia. Estraniata dal mondo e dai rapporti sociali con le persone “normali”, la protagonista vive le pagine del libro attraverso paura, incertezza e sconforto che seguono lentamente ogni attimo della sua giornata. Quasi in attesa del prossimo attacco di panico.


Un volume di 110 pagine che tiene il lettore stretto alla storia, coinvolto nelle immagini come la protagonista stessa. Particolare la scelta di usare unicamente il colore blu in tutto il libro (copertina inclusa) quasi a spingere il lettore a immedesimarsi nel conflitto interiore che trascina la protagonista dentro il proprio Io, smarrita in un abisso di emozioni blu come il fondo del mare.



Alessandro ha iniziato più di cinque anni fa disegnando e spedendo storie a fumetti tramite posta alle persone che si abbonavano, pubblicate successivamente nel volume “Una storia a Fumetti” appena ristampato da Black Velvet. Al Lucca Comics 2009 è uscito il suo seconda lavoro, “Quando tutto diventò blu”, sempre per Black Velvet. Quando non disegna, canta e suona la chitarra negli Altro, gruppo punk italiano.


Adieu.
checco


COMIC MARS #1

MARS (o Marsi, Marci) è Marcella Magalotti, giovane promessa del fumettismo (si dice così??) romagnolo, è di Cesena, studia, slavoricchia e non riesce a stare senza una matita in mano. Si guarda intorno, osserva gli eventi e li butta su carta con un'ironia tutta personale. Ha deciso sotto sua "spontanea" volontà di inviarmi periodicamente alcune vignette-strisce che prontamente pubblicherò qui.
Secondo me è bravissima. Voi che dite?






Adieu.
checco